Trionfo di David - Andrea Vaccaro 1650-1655 - quadro

Le Donne di Napoli nel ‘600

Le donne di Napoli nel ‘600

📜 Introduzione – Il potere nascosto delle donne

Napoli, XVII secolo. In una società dominata dagli uomini, dove la politica e l’economia erano affari maschili, le donne sembravano destinate a un ruolo secondario. Eppure, alcune di loro riuscirono a ottenere potere e influenza, muovendosi con abilità tra conventi, salotti e palazzi nobiliari.

Non brandivano spade, non sedevano sui troni, ma in molte si muovevano con intelligenza, astuzia e determinazione e alcune seppero cambiare il corso della storia. Sante e carismatiche; monache di alto rango e converse di umili origini; nobildonne in grado di amministrare ingenti patrimoni e gestire spazi di potere; dame animatrici di salotti e conversazioni. Sacro, pubblico e privato che si intrecciano continuamente, spesso senza barriere.

👑 Le nobildonne: padrone di palazzi e intrighi
Anna Carafa della Stadera - ritratto
Anna Carafa della Stadera – ritratto

Nel ‘600, le nobildonne napoletane non erano semplici spettatrici della vita politica e sociale. Molte di loro gestivano enormi patrimoni e influenzavano matrimoni, alleanze e perfino decisioni politiche.

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Una delle più potenti fu Costanza Colonna, marchesa di Caravaggio, che governò i suoi feudi con pugno di ferro e fu protagonista di intrighi di corte. Dotata di grande intelligenza e astuzia, riuscì a mantenere il controllo delle sue terre anche quando la politica del tempo le era avversa.

E come non ricordare Anna Carafa, appartenente ad una delle più prestigiose famiglie napoletane, che divenne vice regina e alla quale è legato il mito del famoso Palazzo Donn’Anna.

Alcune nobildonne erano vere mecenati, accoglievano filosofi e artisti nei loro palazzi. Donne che acquisirono a stento le abilità alla lettura e alla scrittura. Altre, in più rari casi, che si trasformarono in vere collezioniste d’arte e mecenati contribuendo a creare quell’atmosfera di fermento culturale che rese Napoli una delle città più vivaci d’Europa. Anna de Guevara, la moglie di Andrea d’Avalos, principe di Montesarchio, che cito nel mio romanzo Codice d’onore, fu una di esse e collaborò con il marito ad arricchire la Raccolta d’Avalos, una delle più prestigiose collezione di opere d’arte tra il XVI e il XIX secolo.

🙏 Le monache: più potenti di quanto si creda
Monastero di San Gregorio Armeno - Chiostro - foto
Monastero di San Gregorio Armeno – Chiostro

Per molte donne dell’alta società, il convento non era solo un rifugio spirituale, ma una scelta strategica. Alcuni monasteri erano veri e propri centri di potere, e le abbadesse avevano un’influenza pari a quella dei nobili. Dentro le mura dei conventi, si prendevano decisioni che influenzavano le sorti di intere famiglie. Lettere segrete viaggiavano attraverso le grate, e accordi matrimoniali venivano negoziati tra monache e ambasciatori delle grandi casate.

I monasteri, come quello di S. Gregorio Armeno o quello di S. Patrizia, accoglievano le fanciulle della nobiltà più antica e prestigiosa della città. L’ingresso della novizia in chiesa per la consacrazione seguiva rituali più o meno elaborati e partecipati, nonostante la normativa più stringente imposta dopo il Concilio di Trento. Sfarzo e ostentazione che aumentarono dopo la rivolta di Masaniello per confermare una rinnovata unione tra la nobiltà napoletana e il Viceré.

Suor Orsola Benincasa - Ritratto
Suor Orsola Benincasa – Ritratto

Uno degli esempi più affascinanti è quello di Suor Giulia Carafa, badessa del Monastero di San Gregorio Armeno, che amministrava ingenti ricchezze e sapeva trattare da pari con i più importanti uomini della città. Suor Orsola Benincasa promosse l’apertura di due fondazioni monastiche con un fortissimo legame con le istituzioni cittadine. Madre Serafina, iniziando da Capri, fondò ben sette monasteri disseminati intorno alla capitale. Giulia De Marco, una terziaria francescana, richiamò con le sue teorie un vasto circolo di ferventi seguaci, tanto da essere poi accusata di eresia nel giro di pochi anni dal Sant’Uffizio romano e finire i suoi giorni nelle carceri di Castel S. Angelo a Roma.

🛡️ Le popolane: ribelli e combattenti

Non tutte le donne potenti appartenevano all’aristocrazia. Anche tra il popolo esistevano figure femminili che riuscivano a imporsi con coraggio e determinazione.

Le pescivendole, le lavandaie e le artigiane di Napoli erano donne forti, capaci di difendere i loro diritti con le unghie e con i denti, in un mondo che non concedeva loro molte possibilità.

Durante la rivolta di Masaniello, molte donne scesero in piazza armate di coltelli e bastoni per combattere contro il dominio spagnolo. Numerose furono le compagnie composte esclusivamente da donne. È a esse che mi sono ispirato per la Compagnia delle farfalle, guidata da Nannina, la figura femminile che accompagna Lorenzo nel mio secondo romanzo Alla corte di Masaniello.

Bernardina Pisa - ritratto
Bernardina Pisa

Famosa la storia di Bernardina Pisa, moglie di Masaniello, una popolana che divenne un punto di riferimento per i ribelli, cui ho dedicato, nello stesso romanzo, alcune struggenti pagine.

💎 Conclusione – Donne di Napoli, donne di potere

Anche in un’epoca di grandi restrizioni, le donne di Napoli seppero farsi valere. Nobildonne, monache e popolane giocarono ruoli fondamentali nella società, lasciando un segno indelebile nella storia della città. Ancora oggi, passeggiando tra i vicoli di Napoli o visitando i suoi antichi monasteri, si può percepire l’eco delle loro storie.

Tornerò nei prossimi articoli a delineare il profilo di alcune di esse, a narrarne la storia tra realtà e leggende, senza limitarmi però al solo ‘600, perché la Storia di Napoli è anche Donna, a cominciare dalla mitica Partenope.

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